La proprietà intellettuale si colloca spesso all’intersezione tra precisione tecnica e visione strategica. In questa intervista, Monica Serrau racconta il proprio percorso professionale nel mondo della proprietà intellettuale (IP): dai primi approcci attraverso attività amministrative e procedurali fino al ruolo attuale, in cui coordina le procedure formali all’interno dello studio.
Monica offre uno spaccato concreto della gestione di processi complessi in ambito IP, dell’importanza di allineare i requisiti legali alla strategia aziendale e delle sfide e dei progressi relativi alla parità di genere nei contesti tecnici e orientati all’innovazione.
Che cosa ti ha inizialmente avvicinata al mondo della proprietà intellettuale e come si è evoluto il tuo percorso professionale fino al ruolo che ricopri oggi?
Mi sono avvicinata al mondo della proprietà intellettuale quasi per caso, ma ho scoperto molto presto quanto fosse affascinante: inizialmente mi incuteva un po’ di timore, ma allo stesso tempo suscitava in me una grande curiosità. È sorprendente rendersi conto che quasi ogni oggetto che utilizziamo nella vita quotidiana ha una storia di tutela alle spalle, attraverso brevetti, marchi o disegni e modelli.
Ho iniziato occupandomi dell’inserimento dei dati e della fatturazione, per poi passare gradualmente a supportare i consulenti in proprietà industriale nella gestione degli adempimenti formali. Con il tempo, ho acquisito competenze sempre più approfondite e ho ottenuto la qualifica di mandatario marchi. Recentemente, sono stata promossa a responsabile delle procedure formali (Head of Formalities) all’interno del nostro studio, un ruolo che mi ha permesso di approfondire ulteriormente le complessità della proprietà intellettuale.
È stata un’evoluzione molto naturale, guidata dalla curiosità e da una passione autentica per questo settore.
Come si svolge oggi una tua giornata tipo e quale aspetto del tuo lavoro ti piace di più?
Una giornata tipo nel mio ruolo è un insieme di attività di coordinamento, gestione dettagliata delle pratiche e collaborazione. Di solito, inizio controllando le e-mail e le scadenze, per individuare i casi che richiedono un intervento immediato.
Gran parte del mio tempo è dedicata alla gestione delle procedure, alla revisione della documentazione relativa alle domande, al coordinamento dei depositi e alla verifica che ogni attività sia conforme ai requisiti giuridici e formali. Partecipo regolarmente alle riunioni del team per affrontare eventuali criticità, condividere aggiornamenti sulle pratiche e assicurarmi che tutte le persone coinvolte, dai colleghi agli agenti esteri, dispongano delle informazioni e degli strumenti necessari.
Verso la fine della giornata, pianifico le attività successive e stabilisco le priorità dei progetti in corso, affinché i flussi di lavoro procedano senza intoppi.
L’aspetto che apprezzo maggiormente è la combinazione tra organizzazione e capacità di risolvere problemi: ogni pratica presenta una sfida specifica da affrontare e mi piace individuare il modo più efficiente per gestire processi complessi e garantirne il corretto avanzamento. La varietà delle attività, la precisione richiesta e la collaborazione rendono il mio lavoro stimolante e profondamente gratificante.
Considerando la tua certificazione EPAC e il tuo lavoro sui brevetti, oltre che sui marchi e sui disegni e modelli, dove individui il divario più significativo tra «documentazione tecnica» e «strategia aziendale»?
Il divario principale che riscontro riguarda l’allineamento delle aspettative nella fase iniziale. Spesso le aziende individuano obiettivi strategici chiari, come la valorizzazione del portafoglio di proprietà intellettuale e la tutela del mercato, ma è necessario promuovere un dialogo più strutturato tra chi definisce la strategia e chi conosce i requisiti giuridici e tecnici necessari per proteggere la proprietà intellettuale.
Un maggiore allineamento nelle fasi preliminari permetterebbe di orientare l’innovazione verso soluzioni effettivamente proteggibili, evitando di scoprire, quando il processo è ormai avanzato, che determinati sviluppi non soddisfano i requisiti necessari per ottenere la tutela.
Negli ambienti a forte componente tecnica, come quelli che coinvolgono ingegneria, ricerca e sviluppo e procedure brevettuali, riscontri differenze nella credibilità riconosciuta in base al genere? Quali interventi possono contribuire a ridurle più rapidamente?
Sì, negli ambienti a forte componente tecnica, soprattutto in Italia, dove i team di ingegneria e ricerca e sviluppo sono ancora prevalentemente maschili, mi capita di osservare sottili differenze nel modo in cui viene riconosciuta la credibilità professionale. Queste si manifestano spesso nelle prime interazioni, quando alle donne viene richiesto di dimostrare le proprie competenze tecniche più di quanto accada ai colleghi uomini.
Si tratta di un fenomeno più ampio: ogni 100 domande di brevetto, soltanto 16 provengono da donne. Un dato che evidenzia quanto le donne siano ancora sottorappresentate nell’innovazione e nel settore della proprietà intellettuale. Sebbene la partecipazione femminile sia cresciuta nel tempo, le analisi sul divario di genere mostrano che le disparità nel settore brevettuale persistono.
Per ridurre più rapidamente queste differenze sono fondamentali la visibilità e l’accesso alle opportunità: programmi di mentoring, modelli femminili di riferimento ben visibili e iniziative volte ad abbattere gli ostacoli che le donne incontrano nell’accesso ai finanziamenti e alle risorse necessarie per sostenere la ricerca e lo sviluppo di invenzioni.
Nel lungo periodo, anche l’istruzione svolge un ruolo essenziale. Incoraggiare le ragazze a intraprendere percorsi di studio nelle discipline scientifiche e tecnologiche, nell’ingegneria e nella matematica (STEM), mostrando loro modelli femminili di riferimento, contribuisce a superare l’idea ormai superata secondo cui gli ambiti tecnici sarebbero appannaggio di un solo genere.
Quanto più diventerà naturale vedere le donne ricoprire questi ruoli, tanto più rapidamente verranno superate le differenze nel riconoscimento della loro credibilità professionale.
Conclusioni
Il punto di vista di Monica mette in luce il ruolo fondamentale delle competenze procedurali nel trasformare l’innovazione in diritti di proprietà intellettuale tutelati e concretamente esercitabili.
La sua esperienza dimostra come la proprietà intellettuale non riguardi soltanto la documentazione tecnica, ma richieda anche comunicazione, collaborazione e capacità di pianificazione strategica nel lungo periodo.
Le sue riflessioni evidenziano inoltre come affrontare le disparità nel riconoscimento della credibilità professionale, promuovere il mentoring e favorire una maggiore visibilità e un più ampio accesso alle opportunità per le donne nei settori tecnici siano elementi essenziali per costruire un futuro dell’innovazione e della proprietà intellettuale più inclusivo ed efficace.
Nel 2025, nell’ambito del proprio costante impegno volto a promuovere una cultura aziendale inclusiva ed equa, Metroconsult ha ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere (UNI/PdR 125:2022).
A sostegno di questa iniziativa, ha collaborato con un gruppo di studenti della ESCP Business School a un progetto finalizzato a sensibilizzare sul ruolo delle donne nel settore della proprietà intellettuale (#CertifiedForEqualityCommittedToProgress).
Questo articolo, insieme ad altri contenuti pubblicati sul sito web di Metroconsult e sulla pagina LinkedIn della società, fa parte di questa iniziativa di sensibilizzazione e comunicazione.




