La proprietà intellettuale svolge un ruolo fondamentale nella tutela della creatività, dell’innovazione e del valore commerciale in un’economia sempre più globalizzata. In questa intervista, Carmela Rotundo racconta il suo percorso professionale nel settore IP, spiegando come un’opportunità nata quasi per caso si sia trasformata in una lunga carriera da consulente in marchi e disegni. Parla della sua attività quotidiana, del suo approccio alla consulenza verso i clienti e all’importanza della risoluzione alternativa delle controversie, offrendo al tempo stesso una riflessione sull’evoluzione del ruolo delle donne nella professione in Italia e in Europa.
Che cosa l’ha inizialmente attratta verso la proprietà intellettuale e come si è evoluta la sua carriera fino al ruolo che ricopre oggi?
Mi sono avvicinata a questa professione quasi per caso, quando ho iniziato a lavorare per un’azienda automobilistica che si occupava anche di merchandising e della pubblicazione di una rivista. Lavorando in diversi dipartimenti, mi sono appassionata alla divisione dedicata alla proprietà intellettuale e ho iniziato a collaborare con il legale responsabile di brevetti, marchi e disegni per l’azienda. In particolare, mi hanno subito interessata i marchi e la dimensione internazionale che caratterizza il settore IP. Successivamente, quando mi sono trasferita negli Stati Uniti con mio marito, ho trovato lavoro come tirocinante presso uno studio specializzato in marchi e ho anche conseguito un master in proprietà intellettuale (con indirizzo marchi e disegni) a Strasburgo, in Francia. Tornata in Italia, ho superato l’esame di abilitazione come consulente e lavoro in questo settore da ormai venticinque anni.
Come si svolge oggi una sua giornata tipo e quale aspetto del suo lavoro apprezza maggiormente?
Mi piace fornire consulenza ai clienti in materia di marchi. Una mia giornata tipo consiste nel valutare se un segno sia registrabile come marchio, svolgere ricerche di anteriorità per verificarne la disponibilità prima del deposito per conto dei clienti, occuparmi del deposito stesso e promuovere eventuali opposizioni e azioni di nullità nei confronti di titioli identici o simili appartenenti a terzi. Credo inoltre molto nei metodi alternativi di risoluzione delle controversie (Alternative Dispute Resolution), che consentono ai clienti di risolvere le questioni in tempi rapidi e con costi contenuti. Mi riferisco in particolare alla mediazione, alla perizia contrattuale e alle procedure amministrative per la riassegnazione dei nomi a dominio. Recentemente sono stata nominata mediatrice presso il PMAC, il Patent Mediation and Arbitration Center del Tribunale Unificato dei Brevetti (UPC).
Recentemente hanno scritto su di me: “She gives very sensible, sophisticated advice and takes commercial realities into consideration. Carmela always goes the extra mile and makes sure that clients receive excellent results”.
Fornire consulenza ai clienti sulla registrabilità di un segno come marchio consente di prevenire rilievi da parte degli uffici competenti. Effettuare ricerche di anteriorità per verificare la possibilità di depositare un marchio per conto dei clienti permette inoltre di evitare opposizioni da parte di terzi. Tutto ciò contribuisce a garantire risultati eccellenti ai clienti.
Nel contesto dei procedimenti giudiziari in materia di proprietà intellettuale, ha mai avuto la sensazione che la sua autorevolezza fosse messa in discussione in modo diverso perché donna? Come ha reagito in quel momento?
Recentemente sono stata nominata da un giudice (uomo) Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) in una causa riguardante disegni e diritto d’autore. Mi sento molto onorata di aver ricevuto un incarico così importante. Nei procedimenti giudiziari non mi sono mai sentita discriminata per il fatto di essere una donna.
Nel corso degli anni ha osservato un cambiamento nel modo in cui le donne sono rappresentate o valorizzate nella consulenza in materia di proprietà intellettuale e nelle attività connesse al contenzioso in Italia o nell’Unione Europea?
Ritengo che, negli ultimi dieci anni, la presenza femminile nella professione IP sia cresciuta in modo significativo. Ad esempio, in questo periodo l’Ordine Italiano dei Consulenti in Proprietà Industriale ha una donna alla Presidenza e, negli ultimi anni, cinque dei dieci componenti del Consiglio Direttivo sono donne. Si tratta di segnali incoraggianti di progresso e credo che le donne stiano assumendo un ruolo sempre più rilevante nella nostra professione.
L’esperienza di Carmela evidenzia come il diritto della proprietà intellettuale richieda una combinazione di competenze giuridiche, visione strategica e consapevolezza delle dinamiche commerciali. Il suo percorso professionale dimostra l’importanza di una consulenza accurata, della prevenzione dei rischi e di strumenti efficienti di risoluzione delle controversie per garantire risultati concreti ai clienti. Allo stesso tempo, le sue riflessioni sulla rappresentanza femminile mostrano un’evoluzione positiva del settore della proprietà intellettuale, con un numero sempre maggiore di donne riconosciute in ruoli di leadership e come esperte. La sua esperienza rappresenta sia un esempio di dedizione professionale sia un segnale incoraggiante della continua evoluzione della professione nel campo della proprietà intellettuale.
Nel 2025, nell’ambito del proprio costante impegno volto a promuovere una cultura aziendale inclusiva ed equa, Metroconsult ha ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere (UNI/PdR 125:2022).
A sostegno di questa iniziativa, ha collaborato con un gruppo di studenti della ESCP Business School a un progetto finalizzato a sensibilizzare sul ruolo delle donne nel settore della proprietà intellettuale (#CertifiedForEqualityCommittedToProgress).
Questo articolo, insieme ad altri contenuti pubblicati sul sito web di Metroconsult e sulla pagina LinkedIn della società, fa parte di questa iniziativa di sensibilizzazione e comunicazione.




